KITTY, DAISY & LEWIS @ MICCA CLUB – ROMA, 17/04/2009
Come gli induisti bagnano le cenere dei propri cari nel Gange per far salvare le anime di questi al cielo, i coniugi Durham devono aver immerso il proprio patrimonio genetico nel delta del Missisipi garantendo ai propri pargoli la benedizione degli Dei del vecchio Roots Rock n’ roll.
I tre fratelli Kitty (16 anni), Daisy (20 anni) e Lewis (18 anni) sembrano esser stati teletrasportati dagli anni 50 ai giorni nostri, totalmente anacronistici nel look e nei gusti musicali riempiono il Micca di folti ciuffi da teddy boy e frangette in stile Bettie Page de’ Noantri. I genitori, Graeme Durham ( chitarrista blues) e Ingrid Weiss (ex batterista del gruppo punk delle Raincots) accompagnano al contrabbasso e alla chitarra le tre piccole canaglie nei live in giro per l’Europa (e prossimamente anche negli States).
Quasi a rivendicare un’indipendenza artistica Kitty e Daisy inaugurano la serata con una ritmata esecuzione a cappella di“Walk right in, walk right on”. La scaletta del concerto è tutta incentrata sulle cover del loro primo album, i brani scelti nascono da un’impeccabile esplorazione dei territori del country-western, del R&B, dello swing e perfino dell’Hawain rock. I fratelli Durham affrontano il palco con un’incredibile naturalezza riuscendo ad alternarsi continuamente alla voce e agli strumenti. Con un approccio totalmente grezzo e perfino scordinato sul piano fisico, regalano alla platea il coinvolgente entusiasmo di chi ha voglia solo di suonare e divertirsi. Il live si distanzia poco dal suono del disco che non essendo stato registrato in digitale conserva il suono sporco e caldo degli strumenti d’epoca. Nonostante diverse imperfezioni ed asincronie soprattutto nella sessione ritmica, Kitty, Daisy e Lewis non solo incuriosiscono per le caratteristiche già dette ma per la capacità di riproporre vecchi classici senza essere ossequiosi ma, addirittura in alcuni casi, risultano capaci di superare la fattura estetica degli originali come per il singolo “Going up the country”, vecchio brano dei Canned Heat.
Sebbene si venga piacevolmente distratti dal girovagare dei tre sul palco, si riescono a notare le peculiarità di ognuno di essi. Kitty nella sua mise da pin-up anni 50, è la leader carismatica del gruppo, forte di una vocalità “nera” talvolta forzata ma mai banale. Lewis col ciuffo alla Elvis e in completo di 2 taglie più grandi offre la sua voce calda e tenera e gli interessanti riff sulla lap steel guitar . Infine la primogenita Daisy colpisce per la totale mancanza di grazia nei movimenti alle percussioni e per sguardi assenti degni della migliore/peggiore Amy Winehouse, ma regala anche il miglior cantato della serata con “I got my mojo workin” del grande Muddy Waters.
Nella parte finale del concerto, viene ospitato sul palco il vecchio artista rocksteady Eddy “Tan Tan” Thornton , grazie alla tromba del quale viene presentato il nuovo singolo inedito scritto da Kitty. “Baby Hold me Tight” oltre a suonare come una canzone d’atmosfera per gli aperitivi radical-chic natalizi ha il pregio di avere una struttura jazz che dal vivo si manifesta nei soli della tromba e del contrabbasso. Con assoluto atteggiamento anti star-system l’allegra famiglia Durharm regala il bis salutando il pubblico italiano con una godibilissima “Buonasera Signorina” di Fred Buscaglione; il pubblico così non può che baciare idealmente e dare la buona notte ai tre enfants prodiges inglesi mentre Kitty ancora canta “..Kiss me, Goodbye!” (G.P.)
Con ritardo pubblico le classifiche di fine anno.
Il blog funziona come surrogato dell’agenda moleskine: rinuncio all’acquisto, la perderei.
“I film sono meglio dei preti, degli psichiatri e dell’aspirina. Seduto nell’oscurità viaggi attraverso le immagini e dimentichi il presente. A volte ti annoi e altre ti diverti ma dimentichi sempre il presente. L’unica cosa che mi rompe dei film, belli o brutti che siano è la parola Fine. Le luci si accendono e devi tornare al presente” (Efraim Medina Reyes)
È stato un anno meraviglioso. Ho visto 121 film in 366 giorni. (lista e voti nella colonnina di destra) Ho divorato la prima stagione del geniale Pushing Daisies, del tamarro Romanzo Criminale. Ho sorriso di gusto all’intelligente ironia delle prime due stagioni di Boris, e sono andato “a rota” di Dexter (mi mancano le ultime 4 puntate in lingua originale della terza serie in onda nel paese degli “spagetti con meatball” )
Sono stato 28 volte al cinema. La media voto dei film visti al cinema è del 6.21.
FILM del 2008(anche del 2007 ma visti nel 2008):
nomination: “Non è un paese per vecchi” di Ethan Coen, Joel Coen; “Into The wild” di Sean Penn, “Il divo” di Paolo Sorrentino, “I’m not there” di Todd Haynes ,“Gomorra” di Matteo Garrone.
And the winner is: “Il Divo” di Paolo Sorrentino.
PRIME VISIONI DI VECCHI FILM VISTI NEL 2008:
nomination: “Blow up” di Michelangelo Antonioni (1966), “Accattone” di Pierpaolo Pasolini(1961), “A bòut de souffle” di Jean-Luc Godard (1960), “2046” di Wong Kar-way (2004), “Le vite degli altri” di Florian Henckel von Donnersmarck (2006)
and the winner is: “ A bòut de souffle” di Jean-Luc Godard
MIGLIOR INTERPRETAZIONE MASCULA:
Nomination: Daniel Day Lewis ne “Il Petroliere”, Jean-Claude Van Damme in “JVCD”; Toni Servillo in “Il Divo”, Javier Bardem in “Non è un paese per vecchi”, Philip Seymur Hoffman in “Onora il padre e la madre” (è il sosia di Marione).
And the winner is: Toni Servillo.
MIGLIOR INTERPRETAZIONE FEMM’NA:
nomination: Marianne Faithfull in “Irina Palm”; Cate Blanchett in “I’m not there”; Anamaria Marinca in “ 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni”; Frances McDarmond in “Burning after reading”; Isabella Ragonese in “Tutta la vita davanti”.
And the winner is: Cate Blanchett.
- per la categoria “so annatto dal parruchiere de Lunedì”: il caschetto di Javier Bardem che ha battuto di poco i capelli alla cazzo di cane di Brad Pitt in “ Burning after reading”. Entrambi i film sono dei fratelli Coen
- per la categoria “Pippe a Memoria”: Natalie Portman e le sue forme in “Il treno per Djarleeng”, Vanessa Paradise in “La ragazza sul ponte”; Cat Power in “Un bacio romantico”
- per la categoria abbiamo fatto quasi peggio della traduzione "Se mi lasci ti cancello"; peggior traduzione in italiano del titolo originale straniero: “Un bacio romantico” il titolo originale è “ My blueberry nights”
- Film legato al più bel ricordo personale: “Essere John Malkovic” con Lei avrei potuto vedere anche “Alex, l’ariete” e mi sarebbe piaciuto lo stesso
- Per la categoria occhi umidi: “Into the wild” e “Wall-E”
- Scena più coatta dell’anno: inseguimento dei mafiosi russi in “Rocknrolla”
- Per la categoria “Si ero ‘na donna un pensierino ce lo facevo” : Jarred Leto in “Requiem for a dream”; Jean-Paul Belmondo in “Fino all’ultimo respiro”; Sam Riley in “Control”.
- Scena più violenta: il lancio della cassetta di frutta dalla macchina in “Gomorra”
- Film più indie-nerd: “Spun” & “ The Thumbsucker” & “Juno”
- Per la categoria “DuPalle così”: “In memoria di me” di Saverio Costanzo,
- Miglior Docu-Film: “Joe Strummer – The future is unwritten” di Julian Temple
- Miglior Film dei Cacariso-musigiallo: “2046” di Wong Kar-wai per poco supera “Doll” di Takeshi Kitano ed “ Hong Kong Express” dello stesso Wong Kar-wai
- Delusione: “9 songs” di Micheal Winterbottom, “Last Days” di Gus Van Sant
- Per la categoria”Godibile per un caldo pomeriggio d’estate”: “Chi nasce tondo” di Alessandro Valori
- Per la categoria “CBCR, riferito alla bravura (però)”: Elio Germano in “Mio fratello è figlio unico” e anche per altre opere
- In stop Motion: “9,99” di vattelo a ricordà
- Scene che non scorderò: i delitti col compressore di “Non è un paese per vecchi”, Il primo sguardo in macchina della storia del cinema del guascone Jean Paul Belmondo, “Drink your milk” di Daniel Day Lewis ne “Il petroliere”, Toni Servillo con la moglie che guarda la tv con “I migliori anni della nostra vita” in sottofondo, Il cortometraggio con le chiappe di Natalie Portman nel film più colorato dell’anno “Un treno per Djarleeng”, il cammino di Supertramp in "Into the Wild".
Oggi è lunedì di mercoledì.
La vera alba del nuovo anno.
Come l’amore, la nebbiolina è veloce, svanisce nel rumore dei furgoni della distribuzione di cornetti e quotidiani, nei completi fuson con sopra hot-pants dei corridori salutisti (perlopiù manager che hanno visto troppi film di avvocati newyorkesi, immarcescibili pensionati, casalinghe ringalluzzite e meritevoli lupi solitari.) Anch’io metto me stesso tra le cuffie, penso a come legare i giorni tra loro. Vado dove mi porta la strada, e mi si perdoni l’abuso di metafora m’imbatto spesso in vicoli murati. Come un impudente traceur mi piacerebbe tracciare percorsi retti, filare dritto, scavalcare le macerie che mi porto dentro.
Questo post dai vaghi contenuti emo è stato creato sotto effetto del tipico raptus notturno da insonnia. Domani rileggendolo proverò una sensazione di estraneità e di sprezzo, ma svanirà come la nebbiolina dell’alba a contatto con quello che scorre sotto la finestra.
Il led del televisore è fisso, rosso nel buio della stanza. Il led del televisore è mobile, rosso: un tilak sulla fronte di Kali. Che si trasforma in una lap-dancer orientale. Che poi le orientali quando sono belle, sono le più belle di tutte. Ti sei fatto un’orientale? L’orientale è come una roscia, fa curriculum. Perfino quando leggi in spagnolo le istruzioni dello shampoo ritivitalizzante fructis sembra che stai per fare il proclama della revolucion. Odio l’idiota che ha inventato lo shampoo al mentolo, pur non scolando negli occhi, te li brucia. W il baby johnson’s, lo metti e canti “Be my baby” dei Ronettes. Uso lo ska-nner per le foto della dancehall. Immagino una top-less pizzeria, si chiamerebbe “Pizza e Spizza”. I pop-porn al gusto di viagra sarebbero un nuovo prodotto da lanciare nel mercato dei cinema per adulti. Una metafora incerta. Forse, faccio usa di metafor(s)e. Che si dice? Si dice quel che si pensa, ma non tutto quello che si pensa si dice. Mia nonna era una donna saggia :”Bevi brodo di quadrifoglio, è di buon auspicio”. Mia nonna quando se ne andrà mi mancherà, non sentirò più la parola reggipetto. La vita è una cosa mer(d)avigliosa.
E così è successo che è venuto a piovere. E si è fatto autunno. Un autunno che fa cadere poche foglie ma tanti liquidi. Eppure a me i liquidi escono solo dal basso. Da su, quasi mai. I miei ricordi non si bagnano di lacrime, sono asciutti come il culo di un neonato ricoperto di talco mentolato. Forse le mie scendono sottopelle e segnano il viso, noti le tracce, le vedi sottoforma di rughe. Orme permanenti. Espressioni liquide di desideri non realizzati, di fallimenti e rare gioie, come sangue di ferite non visibili. Dissetano la vita interiore. Già condizionata da frasi ascoltate, pronunciate senza troppo senno. Come quella del dentista Camponi che dopo avermi ingabbiato il viso e il primo anno delle medie con l’apparecchio esterno, rivolgendosi alla mia datrice di vita disse: “ Non avrà mai un profilo da modello, limitiamo i danni.”Da allora nemmeno il piacere per l’anestesia, le riviste femminili in sala di attesa, l’aspiratore e il gioco con lo spruzzetto non mi tolgono dalla testa che i dentisti siano creature venali, il cui scopo nella vita è fare soldi per poi comprarsi un Suv evadendo il fisco.
Simona mi dice “Bisogna protestare, scendere in piazza.” Le rispondo che faccio la spesa con coscienza e faccio sottile controinformazione alle signore con le buste nel carrello da passeggio. Cerco di sbagliare men che posso. Simona ribadisce “ Questo è un periodo tristo, c’è un clima culturale anacronistico ma non vintage, è démodé per non dire altro.” Le rispondo che è un periodo démerdé.
I ladri mi hanno illustrato il vero significato della fine dell’ora legale portandosi via la macchina di famiglia. Il buco nero temporale, oltre a fagocitare i minuti e le penne del commissariato di via Farnesina n.8, è un'immagine metaforica che ben si correla con la mia atarassia messa a dura prova dall’evento sopra citato. Tutto ciò accresce la mia stima per Dexter.
0001. I Fleet Foxes, dopo aver raccolto plausi dai critici delle riviste specializzate di tutto il mondo, potrebbero ricevere una denuncia per plagio dal cantante romano Lando Fiorini.
Il brano incriminato è “Ragged Wood”: nel passaggio musicale che va dal minuto 3.32 fino al minuto 3.40 è possibile rilevare una notevole somiglianza con il pezzo “Lella” che va dal minuto 2.20 al minuto 2.32. Sembra ci sia un vero e proprio botta e risposta tra il quintetto di Seattle che canta “Tell me anything you want” e il cantore romano che ribatte “E te lo vojo dì che so stato io”.
0002. I Sigur Ros non sono tonti come sembrano. Il video di “Gobbledigook” è visibile nella versione integrale solo nella sezione per adulti di youtube. Il termine “Gobbledigook” venne coniato da Maury Maverik, membro democratico del Congresso Americano, per indicare quanto fosse oscuro ed eufemistico il linguaggio burocratico utilizzato dalla Camera. Il termine gobbledigook probabilmente fu scelto perché “suonava turco”. In seguito per via del suono onomatopeico entrò a far parte dello slang americano indicando le prostitute specializzate nella fellatio. La lessicalizzazione di “gobble the goo” sta a significare "perfofm of fekllatio".
0003. Le due metà della parola termometro (termo e metro) sono una l’anagramma dell’altra. L’anagramma dell’intera parola è invece : “tremo, morte!”
0004. Brigitta Bulgari e Silvio Berlusconi festeggiano insieme il giorno del compleanno. Entrambi sono nati il 29 settembre. (Titolo che non vedremo mai apparire sui “serpentoni del tg2”)
0005. Gelsomino in inglese si dice Jasmine. Ne consegue che l’italianizzazione del nome dell’attrice Jasmine Trinca è Gelsomino Trinca.
0006. Il Papa leggerà
0007. Anch’oggi niente.
Già mi sono riabituato alle abitudini. Magari dovrei cambiare il pentolino del latte, comprarne uno col beccuccio. Per iniziare diversamente la giornata. Verso metà liquido nella bianca tazza Ikea e metà sulla tovaglia. Si preannuncia una giornata non produttiva. Perdo altro latte quando la fette biscottata rammollita compie un tuffo scomposto. Mentalmente alzo la paletta e do’ un 3.5. Mi vengono in mente i giudici bulgari delle Olimpiadi. I miei pensieri sono ancora secchi come savoiardi in attesa di essere inzuppati. Spesso ci soffio dentro e crescono in bocca. Paragono e tremo, sono omofobo. Almeno istintivamente.
Due uomini che si baciano mi provocano fastidio, mi irrigidisco (non nella testa inferiore). Poi non me ne frega più niente. Anche qui è una questione di abitudine, non ci sono abituato. Eppure ci abituiamo al fatto che il nostro naso è presente nel campo visuale nel 93% dei casi. Quando ci penso impazzisco, devo guardare lontano per evitarlo o far finta di niente. Poi però non me ne frega più niente.
In questi ultimi giorni di luglio, mi preparo ad agosto. La successione dei miei pensieri è sconnessa come un testo delle “Luci della centrale elettrica”. Agosto resta il mese più freddo dell’anno. È un non-mese, freddo come un centro commerciale con la temperatura costante a 20°, una parentesi temporale. Rimando tutto a settembre quando Totti calcherà nuovamente i campi da giuoco e i palinsesti televisivi saranno più ordinati.
Il 20 agosto andrò in Croazia. Vorrei leggere un romanzo che mi introduca a queste terre, per poter dire qualcosa d’intelligente tra un cruciverba e una grigliata di pesce. Oggi mi limito ad ascoltare il violino di Goran Bregovic dal quale partono pezzi sull’est di un est a pezzi.